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giovedì 22 ottobre 2009

La Regione Marche stanzia nuove risorse economiche per il risanamento dell'Area ad Elevato Rischio di Crisi Ambientale.

Sono in arrivo nuove risorse finanziarie per l'attuazione del Piano di risanamento dell'Area ad Elevato Rischio di Crisi Ambientale (AERCA) di Ancona, Falconara e della bassa Valle dell'Esino.Il fondo previsto per l'attuazione degli interventi ammonta complessivamente a 240 mila euro. Per l'assegnazione delle risorse sono stati avviati una serie di incontri con gli enti locali che ricadono nell'AERCA, durante i quali sono state presentate alcune richieste da parte degli enti interessati. Dopo l'indagine epidemiologica, la recente istituzione dell'Osservatorio Epidemiologico Ambientale, le modifiche alla legge istitutiva dell'ARPAM per consentire una maggiore operatività in tema epidemiologico, questa assegnazione di risorse rappresenta un ulteriore segnale di attenzione verso questo territorio. Un impegno che abbiamo preso e concretizziamo nei fatti a favore di chi paga le conseguenze di danni ambientali. Quindi, per soddisfare le legittime richieste si è cercata la disponibilità di altre somme. In particolare, 100 mila euro dai contributi agli enti locali per lo sviluppo sostenibile, più altri 88.397,22 euro derivanti da economie del Programma ASSO per il 2009. Queste risorse potranno così essere destinate al Piano di risanamento dell'AERCA, come stabilito dalle linee di indirizzo per l'utilizzo dei fondi.In questo modo con le somme complessivamente rese disponibili, pari a 428.397,22 euro, sarà possibile dare piena attuazione ai fabbisogni segnalati in sede di concertazione dagli enti locali ricadenti in AERCA.
Marco Amagliani
Assessore all’Ambiente della Regione Marche

mercoledì 14 ottobre 2009

La Regione Marche aderisce alla manifestazione nazionale “NO AL RAZZISMO”

Amagliani: “Dare voce all’Italia dei diritti per contrastare la xenofobia”.
La Regione Marche ha aderito ufficialmente alla manifestazione nazionale ‘NO al RAZZISMO’. L’assessore regionale ai Servizi sociali, Immigrazione e Cooperazione allo sviluppo Marco Amagliani parteciperà, sabato 17 ottobre, alla mobilitazione in programma a Roma. La manifestazione è promossa da numerosi soggetti dell’associazionismo, del sindacato e della politica. È stata indetta anche per ricordare l’omicidio, di matrice razzista, del rifugiato sudamericano Jerry Essan Masslo, avvenuto, a Villa Literno, il 24 agosto 1989. “A vent’anni di distanza - afferma Amagliani - il razzismo non è stato sconfitto. Anzi è stato alimentato e legittimato con un’operazione culturale di cui tutti abbiamo sottovalutato la portata. La legge 94 e il pacchetto sicurezza, promossi e approvati dalla maggioranza che sostiene il Governo Berlusconi, rappresentano un salto di qualità verso la criminalizzazione generalizzata di tutti i migranti. Gravissima è, inoltre, l’attuale politica di respingimenti che, oltreché sconcertante sotto il profilo etico, si pone in contrasto con il diritto d’asilo, costituzionalmente garantito, e con numerose normative internazionali e comunitarie”. Secondo Amagliani, “occorre dar voce all’Italia dei diritti e del diritto, per impedire la deriva non solo razzista e xenofoba, ma anche antidemocratica di questo Paese. La manifestazione del 17 ottobre rappresenta un importantissimo appuntamento per imprimere una svolta a questa deriva”. Numerose associazioni e organizzazioni presenti nelle Marche (tra gli altri, Anpi, Arci, Cgil, Consiglio italiano rifugiati) hanno sollecitato l’adesione della Regione, “per sostenere e favorire la più ampia partecipazione dei cittadini marchigiani”.

venerdì 2 ottobre 2009

REGIONE MARCHE. ISTITUITO L’OSSERVATORIO EPIDEMIOLOGICO AMBIENTALE.

Una nuova struttura interdipartimentale opererà tra Sanità e Ambiente. E' l'Osservatorio Epidemiologico Ambientale (OEA) ufficialmente istituito con deliberazione, approvata dalla giunta regionale nel corso dell'ultima. L'Osservatorio, collegato alla Rete Epidemiologica delle Marche, sarà reso operativo attraverso un accordo tra l'Agenzia Regionale Sanitaria e l'ARPAM (Agenzia per la protezione ambientale) dove troverà sede nella fase di avvio, con personale del Servizio di epidemiologia Ambientale del dipartimento provinciale di Ancona. L'OEA avrà competenza su tutto il territorio regionale per il controllo di qualità dei dati ambientali e sanitari, la gestione del data base epidemiologico ambientale, la valutazione del rischio sull'inquinamento ambientale, la sperimentazione di forme di sorveglianza sanitaria e ambientale delle popolazioni residenti in siti inquinati, nonché, tra gli altri compiti, la conduzione di studi di epidemiologia a livello regionale.
Con questo fondamentale strumento di monitoraggio permanente si chiude un cerchio e soprattutto si rimette al centro dell'attenzione la valutazione sanitaria dei rischi ambientali. Ma c'è un ulteriore motivo di soddisfazione, che sta nella concretizzazione di tutti gli impegni presi con i cittadini in sede di presentazione dei dati dell'indagine effettuata dall'ARPAM e Istituto dei Tumori di Milano in tre comuni dell'area ad alto rischio ambientale. Siamo ora nelle condizioni di disporre del quadro completo di strumenti operativi necessari per un'azione su tutto il territorio regionale, finalizzata ad una prevenzione più efficace e rapida che è sicuramente il più valido alleato di politiche non solo ambientali, ma anche sanitarie avanzate. Dopo le prime due fasi dell'indagine epidemiologica che hanno messo in rilievo l'insorgenza di patologie tumorali legate all'esposizione a sostanze nocive disperse nell'aria, la realizzazione del Registro dei Tumori, la proposta di legge approvata prima dalla giunta e ora licenziata anche dalla Commissione consiliare per l'integrazione alla legge istitutiva dell'ARPAM che consentirà ai rilevatori delle indagini di essere garantiti rispetto ai limiti posti dalle leggi in materia di protezione dei dati personali, si potrà ora concludere anche la terza fase dell'indagine epidemiologica sui Comuni di Falconara, Montemarciano e Chiaravalle. Quella che ci permetterà di stabilire i parametri certi per ridurre od eliminare i rischi comprovati, con un unico obiettivo: tutelare la salute pubblica e il futuro delle nuove generazioni.
Marco Amagliani
Assessore all’Ambiente della Regione Marche

sabato 26 settembre 2009

FONDI PER LE POLITICHE SOCIALI, LA REGIONE MARCHE SI RIFIUTA DI FIRMARE L’INTESA CON IL GOVERNO BERLUSCONI

Il governo Berlusconi continua a tagliare pesantemente il Fondo unico per le politiche sociali.Il Fondo - istituito nel 2001 in attuazione delle legge 328/00 per riformare il sistema integrato degli interventi e servizi sociali - viene ripartito annualmente alle Regioni che trasferiscono ai comuni una importante disponibilità finanziaria da utilizzare per incrementare, qualitativamente e quantitativamente, la rete dei servizi sociali in base al Piano sociale regionale. I tagli, aumentati con la recente finanziaria, sono iniziati nel 2008 con una riduzione di circa 300 milioni rispetto all’anno precedente. Tale fondo è stato pesantemente ridotto dal decreto di riparto di quest’anno che lo limita a 518.226.539,00 euro.Le conseguenze per le Marche sono nefaste: se nel 2007 ricevevano dallo Stato 24.914.505,11 di euro di fondo sociale, nel 2008 l’importo si è ridotto a 17.562.813,36 di euro, per arrivare quest’anno a 13.864.726,00 di euro. Un taglio di quasi il 50% operato nel giro di due anni. Un atto che avrà ripercussioni violentissime sulla tenuta del sistema sociale del paese e della nostra regione specie in una fase di crisi occupazionale come quella che stiamo attraversando. La recente finanziaria approvata dal Consiglio dei ministri prevede altri tagli per il 2010: i 518.226.539,00 di euro di quest’anno si ridurranno infatti a poco più di 100 milioni di euro per scomparire del tutto l’anno successivo.Una situazione più volte denunciata dalle Regioni (comprese quelle di centro destra) al punto da far chiedere al Presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, il blocco delle riunioni fino a che lo stesso Presidente del Consiglio non avesse dato rassicurazioni sul reintegro della somma tagliata del fondo unico sociale, ma anche sulla prosecuzione del trasferimento alle Regioni del fondo per la non autosufficienza (altro ingiustificabile taglio al sistema sociale). Vista la totale sordità di questo governo, ho ritenuto di lanciare un messaggio forte in occasione della riunione della commissione degli assessori regionali alle politiche sociali che si è tenuta ieri, 23 settembre. Mi sono rifiutato, unica regione a farlo, di accordare l’intesa col governo sul decreto di riparto del fondo unico di quest’anno. Un gesto deciso per oppormi ad una politica folle che continua ad umiliare i cittadini che vivono in situazioni di disagio togliendo loro quel poco che avevano avuto a disposizione in questi ultimi anni.Una situazione allucinante come il modo di governare di questa maggioranza, specie quando si tratta di interventi a tutela e garanzia dei diritti dei più deboli; decisioni vergognose di un governo che taglia da una parte lasciando inalterati i privilegi dei più forti, di coloro che hanno provocato la crisi che stiamo attraversando.
Marco Amagliani
Assessore ai Servizi sociali della Regione Marche

mercoledì 23 settembre 2009

NUCLEARE, LA REGIONE MARCHE RICORRERA' ALLA CORTE COSTITUZIONALE CONTRO IL GOVERNO

Le Marche hanno scelto di dire un no deciso al Nucleare, ma soprattutto alle modalità di realizzazione dei programmi, previste dal Parlamento con l’approvazione della legge 99 del 2009. Modalità che autorizzano a “superare” le scelte dei territori – Regioni ed Enti locali – evidenziate da una lettera a firma congiunta dai presidenti nazionali di WWF, Legambiente e Greenpeace sottoposta e condivisa dalla giunta regionale nell’ultima seduta.
In sostanza la giunta regionale, accogliendo la proposta, presenterà entro il 29 settembre, ricorso alla Corte Costituzionale contro la legge 99 per motivi di incostituzionalità legata ai poteri delle Regioni previsti dal Titolo V della Costituzione.
Il Parlamento, con la legge 99 – dice la lettera delle associazioni ambientaliste – ha creato le condizioni giuridiche per scavalcare le Regioni e ridurre le possibilità di informazione dei cittadini fino ad arrivare a militarizzare gli impianti per la cui localizzazione è prevista una proposta da operatori privati.
Esistono i presupposti giuridici per ricorrere contro la delega nucleare al Governo supportati da diverse sentenze della Corte in materia di energia. La Legge 99, infatti, esclude le Regioni e gli Enti locali dalla decisione sulle localizzazioni degli impianti nucleari - equiparandoli ad aree militarizzate - per la produzione dell’energia elettrica, sugli impianti per la messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi o per lo smantellamento degli impianti nucleari, non tenendo conto di quanto stabilito dal Titolo V della Costituzione sui poteri delle Regioni in materia di governo del territorio e sul rispetto del principio di leale collaborazione istituzionale.
Alle Regioni, in sede di Conferenza Unificata, viene chiesta l’intesa solo per la costruzione e l’esercizio degli impianti e non per la localizzazione che rimarrebbe in capo al solo Governo.
Il ricorso alla Consulta per gli stessi motivi è stato già proposto da Piemonte, Liguria, Toscana e Calabria.
Marco Amagliani
Assessore all’Ambiente della Regione Marche

Comunicato stampa sullo sbarramento elettorale alle regionali

I ladri di democrazia continuano ad agire, come sempre, nell’ombra e di soppiatto. Così è iniziato alla Commissione Affari Istituzionali della Camera l’esame urgente di una proposta di legge che dovrebbe modificare, a pochi mesi dalle elezioni, i sistemi elettorali regionali.Come sempre la parola magica è sbarramento perché in questo modo si vuol cancellare anche la rappresentanza del dissenso e che nelle ultime elezioni europee ha consentito di escludere i rappresentanti di ben il 15% degli elettori da Strasburgo. I gruppi consiliari del PRC e del PdCI ritengono necessario che su temi come questi si apra un confronto chiaro e aperto poiché non si può accusare il governo Berlusconi di atteggiamenti liberticidi e poi magari, nel grigio delle commissioni parlamentari, favorire quelli che sono veri e propri golpe.Proprio per questo abbiamo presentato un ordine del giorno al Consiglio regionale delle Marche che vogliamo sia urgentemente discusso e ci auguriamo approvato e soprattutto condiviso da tutto il resto del centro sinistra.
Cesare Procaccini, capogruppo PDCI Regione Marche
Giuliano Brandoni, capogruppo PRC Regione Marche

venerdì 11 settembre 2009

Interrogazione in Regione del PRC sul caso della centrale operativa fantasma della Protezione Civile a Porto Recanati

Ancona, 11 settembre 2009
Al Signor Presidente
dell'Assemblea Legislativa
delle Marche
Oggetto:Interrogazione in merito alle vicende della sala per la Protezione Civile del comune di Porto Recanati.

Il sottoscritto Consigliere regionale

apprese dagli organi di informazione le notizie relative alla realizzazione e all'inaugurazione, alla presenza del responsabile della Protezione Civile nazionale Guido Bertolaso e del suo omologo regionale Roberto Oreficini, della sala della Protezione Civile del comune di Porto Recanati, nonché del suo successivo e repentino smantellamento, immediatamente successivo all'inaugurazione;

considerato che
seppure la vicenda, per come si è andata sviluppando sulla stampa locale, abbia assunto i toni di una querelle locale tra le forze di maggioranza e minoranza di Porto Recanati, essa investe questioni, quali quelle legate alle attività di protezione civile, a cui i cittadini prestano estrema attenzione, la cui importanza meriterebbe che ne venisse evitato un uso strumentale e propagandistico e rischia di creare imbarazzo in una tra le prime eccellenze della nostra Regione, quale è appunto la struttura della Protezione Civile regionale che ha dato, nelle più diverse occasioni, prova di efficienza e capacità organizzativa e che non merita di veder ridicolizzata la propria immagine ed inficiata la fiducia di cui gode presso la popolazione marchigiana perchè trascinata suo malgrado in vicende di questo livello

interroga il Presidente della Giunta regionale

per conoscere quale sia la situazione aggiornata della sala in questione e della altre strutture periferiche di protezione civile realizzate dagli Enti locali nonché quali azioni la Giunta intenda porre in atto al fine di salvaguardare la struttura regionale di Protezione Civile dai tentativi di strumentalizzazioni propagandistiche da chicchessia posti in essere.
Il Consigliere regionale
Capogruppo PRC-SE
Giuliano Brandoni

lunedì 24 agosto 2009

RIFONDAZIONE COMUNISTA RICORDA PAOLO VOLPONI

Tu sei l’uomo
Tu sei l’uomo che nelle fiere appresti il tiro a segno con il gallo di ferro che colpito scoppia sulla polvere da sparo nel selciato.Che scavi il pozzo, che porti a maggio la croce di canna nel campo di grano. Tu freni il puledro, conduci la volpe prigioniera a tutte le case; tu fischi ai bovi nell’abbeverata che hanno le rane nell’orme.Tu sei l’uomo che porti alle ragazze il geranio e lo sposo. Tu arroti i coltelli e le falci. Tu insegni il fischio ai merli ed hai l’erba che sana il morso della vipera.

PAOLO VOLPONI , nato ad Urbino il 6 febbraio 1924, nella sua città si diploma al ginnasio-Liceo Sanzio e nel 1948 si laurea in Giurisprudenza. Nell’anno della laurea pubblica de “Il ramarro” (raccolta di versi) per le edizioni dell’Istituto d’arte di Urbino, con la presentazione di Carlo Bo.Scrittore dalla prosa complessa, affascinante, difficilmente classificabile, occupa un posto appartato e speciale nell’ambito della letteratura italiana del XX° secolo senza godere d’una fama paragonabile a quella dei Calvino, Moravia, Pasolini, Morante e si guadagna da vivere lavorando alla Olivetti. Nel 1955 pubblica la raccolta di poesie “L’antica moneta” e nel 1960 con la terza raccolta poetica, “Le porte dell’Appennino”, si aggiudica il premio Viareggio.Volponi esordisce nella narrativa col romanzo “Memoriale” (1962),tradotto in ben undici lingue, ottiene il premio dei Librai milanesi e nel 1963 il premio Marzotto, prosegue con “La macchina mondiale” (1965),vince il premio Strega, “Corporale” (1974) del quale due episodi dal titolo “La barca Olimpia” e “Olimpia e la pietra” erano già stati pubblicati sulla rivista «Paragone-Letteratura» nel 1968Nel 1974 esce la raccolta di versi “Foglia mortale” e l’anno dopo il romanzo “Il sipario ducale”, con il quale lo scrittore si aggiudica per la seconda volta il premio Viareggio.Nel 1979, esce il romanzo “Il pianeta irritabile”. e nel 1980 esce una scelta delle raccolte di versi precedenti col titolo “Poesie e poemetti (1946-1966)”.Negli anni successivi Volponi prosegue nella sua produzione letteraria con il romanzo “Il lanciatore di giavellotto” e viene eletto nel 1983 senatore nelle liste del PCI come indipendente.Nel 1986 esce una raccolta di poesie inedite: “Con testo a fronte” (Premio Mondello 1986). Nel 1989 pubblica il romanzo “Le mosche del capitale” e l’anno successivo la raccolta “Nel silenzio campale”.Nel 1991 pubblica il romanzo “La strada per Roma” con cui ottiene, per la seconda volta, il premio Strega. Nello stesso anno entra a far parte del gruppo di senatori di Rifondazione comunista e nel 1992 è eletto di nuovo senatore, carica che abbandona per motivi di salute l’anno successivo.Il 23 agosto 1994 Paolo Volponi muore all’Ospedale «Le Torrette» di Ancona dove era stato ricoverato nel reparto nefrologico.“Il leone e la volpe”, dialogo scritto a quattro mani con Leonetti, esce postumo l’anno della sua morte.

sabato 1 agosto 2009

Crisi: La Regione Marche sostiene i marchigiani in difficoltà nonostante Berlusconi annunci tagli ai fondi per il sociale.

In arrivo i 4.370.000,00 euro del Fondo di solidarietà per il lavoro e le fragilità sociali incluso nella manovra anti crisi varata dalla Regione Marche. Si è già infatti provveduto al pagamento del sussidio mensile previsto per i primi quattro mesi, alle 1.820 persone che, in base al reddito ISEE, rimodulato nei modi previsti dal bando d’accesso, sono stati individuati all’interno di coloro che hanno presentato la richiesta di contributo. Il sussidio è pari a 200 euro mensili, per un massimo di dodici mesi, ed è erogato in quote quadrimestrali di 800 euro ciascuna. La somma interessa quei lavoratori dipendenti che, alla data di presentazione della domanda, risultavano residenti nella Regione Marche e disoccupati a causa di licenziamento o mancato rinnovo di un contratto a termine. In questa maniera arriva a compimento la parte relativa ai contributi di solidarietà del Piano anti crisi della Giunta Regionale per il sostegno alle famiglie in difficoltà a causa della crisi occupazionale in atto, approvato dall’esecutivo con la deliberazione n. 250 del febbraio 2009 a seguito del protocollo d’intesa sottoscritto con le organizzazioni sindacali. Si tratta di un aiuto concreto che avviene in tempi certi, con modalità concordate nei tavoli di concertazione con le parti sociali e dimostra ancora una volta la sensibilità e l’attenzione dell’Amministrazione regionale nei confronti dei bisogni dei suoi cittadini. Nonostante il governo nazionale abbia già annunciato ufficialmente un taglio di 120 milioni di euro sul fondo destinato alle Regioni per le politiche sociali, pari a 14 milioni 204 mila euro per la Regione Marche, la Giunta regionale ha deciso di intensificare le politiche di contrasto alla crisi economica destinando risorse ancora maggiori. Il dovere di soddisfare i bisogni delle persone colpite dalla crisi economica, per i quali ogni ritardo potrebbe aggravare la già precaria situazione, ha indotto la Regione ad attivare la collaborazione con i CAF (Centri di Assistenza Fiscale), emanazione di organizzazioni sindacali ed imprenditoriali, che operano sull’intero territorio regionale con una rete capillare di sportelli tale da avvicinare i cittadini alla pubblica Amministrazione, di andare incontro alle esigenze delle persone, di creare quella rete di solidarietà che ci fa sentire parte di una comunità. Il servizio, per l’utenza è stato svolto a titolo gratuito e gli oneri sono stati posti a carico del bilancio regionale. Queste azioni di tutela nei confronti dei soggetti più deboli contribuiscono a rafforzare la resistenza della comunità marchigiana, poiché è importante che nessuno resti solo ad affrontare le difficoltà di questo periodo così difficile per l’economia globale.Sulla base delle richieste pervenute, le risorse sono state distribuite sull’intero territorio regionale. Nella Provincia di Ancona (28,22%), Pesaro e Urbino (25,52%), Macerata (18,55%), Ascoli Piceno (16,94%), Fermo (10,77%). Il sostegno economico interessa i lavoratori licenziati (54,15%), dimessi per giusta causa (1,70%) e lavoratori subordinati, inclusi i contratti di apprendistato e a progetto, ai quali non è stato rinnovato un precedente contratto (44,15%).
Marco Amagliani
Assessore ai Servizi sociali della Regione Marche

mercoledì 1 luglio 2009

IL DECRETO SICUREZZA COME LE LEGGI RAZZIALI DEL 1938 E LE RONDE COME LA MILIZIA VOLONTARIA DEGLI ANNI 20

Sul cosiddetto decreto sicurezza, condivido l'opinione di chi ritiene che questa nuova legge accrescerà la situazione di precarietà sociale e peggiorerà le condizioni di vita di chi è già debole e sfruttato. L'introduzione del reato di clandestinità e la possibilità di organizzare le ronde di volontari in città mi vedono assolutamente e totalmente contrario.Si tratta di un provvedimento che contrasta con i più basilari principi umanitari di accoglienza e aiuto verso chi soffre e che arrecherà danno a chi si trova già in condizioni di vita disperate. La somiglianza con i provvedimenti in difesa della razza e le conseguenti leggi razziali che il regime nazifascista ha adottato contro gli ebrei nel 1938 è impressionante. Anzi, alcuni provvedimenti sono addirittura più discriminatori. Primo fra tutti, il fatto che una donna, alla quale manca il permesso di soggiorno, se partorisce un bambino non lo può né riconoscere né tantomeno registrare all'anagrafe. Cosa ha a che fare un simile provvedimento con la sicurezza dei cittadini?Anche le ronde sembrano create sulle stesse idee che avevano dato vita alla milizia volontaria degli anni '20. Non è un caso, dunque, che contro tale provvedimento, per le sua natura profondamente discriminatoria e razzista, si siano schierati numerosi esponenti del modo cattolico, da monsignor Agostino Marchetto, segretario del Pontificio Consiglio per la pastorale dei migranti, a don Luigi Ciotti e padre Alex Zanotelli, ma anche tantissimi esponenti della cultura, da Andrea Camilleri a Moni Ovadia, da Dacia Maraini ad Antonio Tabucchi e un ente morale come l'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia.Il provvedimento sulla sicurezza testimonia un imbarbarimento sociale che cancella lo stesso concetto di convivenza comune e pacifica. È per questi motivi che condivido l'appello lanciato nella nostra regione dall'ANPI affinché i Comuni si oppongano all'istituzione e alla presenza delle ronde nei propri territori. Le Marche hanno una tradizione di accoglienza e, così come dimostrano i dati, una percentuale pressoché totale di integrazione sociale degli immigrati che vi vivono. Questa è la strada che abbiamo percorso sino ad oggi e che vogliamo continuare a seguire. Dietro il fenomeno dell'immigrazione c'è quasi sempre il dramma di persone che fuggono dalla miseria, dall'oppressione, dalle guerre. Come ha dichiarato don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele, questa è una legge che ci porta indietro nel tempo e invece di far progredire questo Paese verso l'integrazione e la condivisione di valori, lo richiude su se stesso. E' un errore che la politica non può permettersi di fare se vogliamo essere un Paese che guarda al futuro.
Marco Amagliani
Assessore ai Servizi sociali e Immigrazione della Regione Marche

domenica 21 giugno 2009

NUCLEARE: La politica energetica della Regione Marche è e rimane ben diversa da quella del governo Berlusconi.

Il no deciso al Nucleare, non è un rifiuto preconcetto o ideologico, ma unicamente il risultato di un’analisi costi-benefici. Quella che qualsiasi amministratore, pubblico o privato, deve fare prima di procedere ad una scelta fondamentale e irrevocabile per un Paese. Soprattutto una scelta che non va fatta sull’onda della crisi energetica ed economica che ci sta assalendo, ma con raziocinio, programmazione, studi approfonditi. Le motivazioni del no sono scientifiche e acclarate dai più eminenti scienziati: impianti già obsoleti per quando saranno realizzati, costi elevatissimi e sempre a crescere in un periodo di stretta economica, problema delle scorie da smaltire, quando in Italia non riusciamo nemmeno a smaltire i rifiuti organici, figuriamoci quelli radioattivi dove potrebbero finire! I problemi sono stranoti: l’uranio è una risorsa scarsa, ai ritmi attuali sarà esaurito nel giro di 20 anni, giusto il tempo per l’Italia di costruire un paio di centrali. L’uranio è una risorsa presente in pochi, 4 o 5, paesi nel mondo, rendendo così molto ricattabili i paesi che lo usano a meno di voler mantenere all’infinito i conflitti in Niger e Congo. Le centrali hanno bisogno di enormi risorse idriche e l’Italia non ha praticamente fiumi adeguati, si tratterebbe di costruire centrali sulle coste o sul Po, zone, demograficamente o ambientalmente non adeguate.Inoltre, non è secondaria la questione legata ai miliardi di euro di traffici che si svilupperebbero attorno all’“affare nucleare” e che dubito si riesca a governare, se non si è riusciti finora a farlo con l’eco-mafia. Il Nucleare è una scelta anti-economica (vantaggiosa solo per chi costruisce le centrali) rischiosa e anacronistica. Per questo, arrivo anche a pensare che ci sia un disegno preciso da parte degli apparati statali: quello di non promuovere, anzi di bloccare, la realizzazione di impianti per l’utilizzo di fonti rinnovabili. Un disegno di disincentivazione verso le fonti alternative per dimostrare la necessità del nucleare. E’ un vecchio, ma ormai scoperto modo di fare politica: non per il bene di tutti, ma solo di pochi. Vi è poi da considerare che ancora non è stato risolto per tutti i vecchi siti italiani il problema della messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi derivanti dalla produzione prima del 1987, anno in cui un il referendum popolare ha sancito con larghissima maggioranza l’abbandono del nucleare in Italia. Mi chiedo allora: davvero così tanti avranno cambiato totalmente idea? Su una scelta così incisiva sulla vita di tutti e soprattutto sul futuro delle nuove generazioni, non sarebbe il caso di ascoltare ancora una volta la buona, vecchia e sensata volontà popolare? D’accordo, si potrà ribattere con il luogo comune che siamo attorniati da Paesi confinanti che adottano questo tipo di fonte energetica, che i rischi di incidenti e di nubi radioattive si corrono comunque, ma il problema delle scorie è vitale. Accumulare nuove scorie non è sensato quando non si sa ancora come smaltire quelle vecchie.A dimostrazione che i no al nucleare non hanno colore politico è dimostrato dal rifiuto da parte di amministrazioni comunali e regionali di centro destra. Un coro unanime da Nord a Sud. L’unico sì che sentiamo convinto è quello a favore delle fonti rinnovabili e per la riduzione dei consumi. Eolico e solare rappresentano il vero futuro. Come abbiamo affermato con lungimiranza nei contenuti del Piano Energetico Ambientale Regionale: energia fotovoltaica ed eolica riducono l’inquinamento fino al 50-60% e consentono un forte risparmio energetico e quindi economico. E non è neanche sostenibile parlare di quarta generazione di centrali nucleari, che produrrebbero scorie eliminabili in molti meno anni rispetto a quelle provenienti dalle vecchie centrali. Sapete in quanti anni? “Poche” migliaia… prima che non siano più radioattive.Ecco perché la politica energetica della Regione Marche è e rimane ben diversa da quella del governo Berlusconi.
Marco Amagliani
Assessore all’Ambiente della Regione Marche